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Capotondi: «Ho pianto per Euro 2020. Calcio femminile fuori dagli stereotipi»

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Cristiana Capotondi, capo delegazione della Nazionale Femminile, racconta la sua idea di calcio: ecco le sue dichiarazioni

Cristiana Capotondi, capo delegazione della Nazionale Femminile di calcio, ha rilasciato un’intervista a la Repubblica.

PIANGERE PER IL CALCIO – «E me lo domanda? Almeno due volte: dopo il rigore decisivo parato da Donnarumma agli inglesi qualche giorno fa e al termine di Italia-Olanda, semifinale dell’Europeo 2000 che poi vince la Francia con il golden gol di Trezeguet. Se la riveda quella partita, la prego, è una meraviglia. La nostra difesa fu epica e Toldo parò l’impossibile. Il calcio è come la vita, magia».

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CAPO DELEGAZIONE NAZIONALE FEMMINILE – «È un ruolo istituzionale, più che operativo, che mi appaga molto, posso vedere da vicino lo sviluppo del movimento del calcio femminile, un vero privilegio contando quanto queste giovani donne fanno per affermare un’immagine fuori dagli stereotipi. Le unisce una passione comune e le difficoltà che hanno vissuto quando hanno cominciato a giocare».

DIFFERENZA CALCIO MASCHILE FEMMINILE – «Beh, sì. Il nostro calcio è percepito come più romantico, fuori dalle logiche di mercato che animano quello degli uomini. Sa, ho conosciuto anche molte ragazze che, espressione di un vecchio modello di femminilità, non condividono e non accettano che le donne oggi vogliano di più, vogliano tutto. Io credo che il vero salto di qualità lo faremo quando non avremo più nulla da rimproverare a noi stesse».

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