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Cagliari, il bilancio dopo un quarto di campionato

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Quali sono le indicazioni che ci ha lasciato il Cagliari di Maran nel primo quarto di campionato: il quadro della squadra sarda, accompagnato dalle statistiche

Nove giornate di campionato alle spalle, tempo di primi bilanci in casa Cagliari. La squadra isolana con l’1-1 di Firenze ha toccato quota 10 punti in classifica, un andamento in linea con l’obiettivo stagionale della salvezza. Ma fermarsi ai soli numeri sarebbe riduttivo: la prestazione di ieri ha confermato la crescita della squadra sarda, la cui identità è ormai ben definita e riconoscibile.

Concetti semplici e attuati armoniosamente, è questo il Cagliari di Maran. Il tecnico trentino ha modellato (e continuerà a farlo) la rosa secondo il suo credo. Intensità, pressing, organizzazione. Ma anche idee di gioco. Il concetto di calcio maraniano poggia le basi su solidità e compattezza della squadra e vede il suo apice nella fase di non possesso. Linee corte, pressing e raddoppi sistematici sulle fasce: così il Cagliari ha imbrigliato una Fiorentina che individualmente ha grandi potenzialità.

Uno dei leit motiv, notato sin dalle uscite estive e riproposto in campionato, è l’arretramento del mediano in fase di costruzione. Movimento che porta il trequartista avversario fuori dalla sua zona di competenza e permette agli interni di sfruttare lo spazio centrale alle sue spalle. Quello dell’interscambiabilità è un altro concetto che Maran ha voluto trasmettere sin da subito ai suoi centrocampisti (e che ha ribadito anche alla vigilia della trasferta toscana): la dinamicità dei rossoblù, unita alla capacità di adattamento degli interni, toglie punti di riferimento agli avversari ed apre spazi in fase offensiva.

Sempre prendendo come esempio la gara di Firenze, pur non essendoci un trequartista tra i viola, Barella e Ionita si sono spesso scambiato di posizione. Ma per motivi difensivi: il 18 seguiva sistematicamente Chiesa nei suoi cambi di lato ed il moldavo faceva lo stesso con Pjaca. Il lavoro degli interni in fase di non possesso è particolarmente prezioso ed a Firenze, in una gara che vedeva i padroni di casa cercare di costruire dalla difesa, quel lavoro è risultato meno oscuro del solito. La pressione veniva attuata costantemente ed in modo uniforme: quando la Fiorentina iniziava l’azione sull’esterno, la mezzala si alzava nel primo pressing accompagnata dalle due punte e dal trequartista. Andava a formarsi una sorta di rombo (con Castro vertice basso) che costringeva i viola a rallentare l’azione o ricominciare da dietro.

Complice anche il forte vento, che non facilitava i cambi di gioco, i rossoblù hanno sistematicamente aumentato la densità nella zona del portatore avversario lasciando il lato debole esposto ad eventuali lanci ma consapevoli della difficoltà della giocata. La fase difensiva è indubbiamente quella in cui il Cagliari ha finora fatto meglio: i rossoblù hanno la sesta difesa del campionato con appena 10 reti incassate (media di 1.1 a match). Un dato che dà valore al lavoro svolto in questi mesi da Maran nella fase difensiva è quello dei passaggi intercettati: i sardi, a pari merito con la Fiorentina, sono terzi nella speciale graduatoria stilata da WhoScored.com (12.7 a gara, meglio hanno fatto solo Genoa ed Atalanta). Un risultato che è la diretta conseguenza della precisa attuazione del pressing e dello schieramento della squadra in fase di non possesso di cui parlavamo poc’anzi.

Passando alla fase di costruzione, nonostante una buona – anche se non eccelsa – qualità nella manovra (79.8% di precisione nei passaggi), la squadra sarda segna poco: appena 7 gol in 9 partite per una media di 0.78 reti a gara, una percentuale realizzativa del 9.3%. Un ruolino identico a quello del Chievo fanalino di coda e migliore soltanto di quello di Bologna e Frosinone. E’ probabilmente questa la maggior pecca del primo Cagliari di Maran. I sardi sono quartultimi nella speciale classifica dei tiri effettuati a partita, appena 10.9 (di cui meno di un terzo, 3.1, nello specchio). Oltre alla mira dei finalizzatori, il problema di fondo è la precisione nell’ultimo passaggio: per la mole di gioco che riescono a creare, i rossoblù raccolgono poco. La compagine isolana sviluppa bene l’azione sfruttando soprattutto le fasce. La preferita è quella destra, in cui spicca il 43% delle azioni di gioco dei sardi, statistica che rispecchia appieno le caratteristiche della rosa: a destra Maran può contare sulla tecnica e l’esperienza di Srna mentre a sinistra il più utilizzato, Padoin, è adattato e ciò si riflette inevitabilmente sul campo.

A chiudere il quadro del possesso palla un dato che rende l’idea della mole di gioco prodotta dal Cagliari: dalla trequarti in su la formazione sarda può vantare il 29% di azioni registrate. I rossoblù sono dietro soltanto a Juventus, Atalanta e Roma ed a pari merito con il Napoli di Ancelotti. Una percentuale di azioni che però, finora, si è tradotta in appena 7 reti in 9 gare: la sensazione, confermata dai dati, è che il Cagliari non abbia raccolto quanto avrebbe meritato per i valori in campo e per l’organizzazione di gioco mostrata. Fondamentalmente perché manca incisività in attacco, problema dovuto principalmente alla mancanza di una seconda punta all’altezza (l’avanzamento di Joao Pedro potrebbe, anche alla lunga, ovviare al problema) e dunque alla restrizione del campo di soluzioni offensive: per caratteristiche, la compagine di Maran tenta ancora troppo poco l’affondo centrale e palla a terra per favorire i cross dagli esterni per la testa di Pavoletti.

Il quadro delle statistiche della squadra rossoblù mostra come i sardi abbiano fatto passi enormi rispetto alle passate gestioni tecniche nella fase difensiva. Anche in possesso la formazione isolana ha buoni numeri e lascia prevedere miglioramenti nel breve termine. Resta da migliorare la percentuale realizzativa, che non dipende esclusivamente da Maran…

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