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Cagliari, basta chiacchere: è l’ora di un profondo mea culpa. L’analisi

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Il Cagliari si lecca le ferite dopo la prestazione sconcertante contro l’Udinese. Si avvicina il tempo delle riflessioni

Il momento delle chiacchere, delle scuse e delle promesse è definitivamente sfumato. Come dichiarato da Mazzarri in persona, ora contano solo i punti da ottenere a qualsiasi costo, per amore per la maglia e per tutta la Sardegna che soffre a vedere la propria squadra in completa balia degli eventi.

Ma allo stesso tempo, è giunta l’ora di una profonda riflessione e in qualche caso anche di un mea culpa in seno a chi le decisioni le prende. La rosa 2021/2022 è stata costruita con poca qualità a centrocampo a cui si è posto rimedio solo parzialmente e, ancora più evidente, è l’esiguità dell’attacco che si deve affidare quasi interamente ai gol di Joao Pedro. Pereiro non è una punta, Pavoletti non può garantire i gol che realizzava prima del doppio infortunio e in Keita probabilmente non si è mai creduto realmente. Ma per analizzare al meglio la situazione si deve ampliare il proprio orizzonte al dicembre 2019, l’indimenticabile Cagliari Lazio. Da allora sono passati ben 5 allenatori e 92 partite con la “bellezza” di ben 48 sconfitte, 17 vittorie e 27 pareggi. Numeri eloquenti. Maran, Zenga, Di Francesco, Semplici e Mazzarri: cambiano gli allenatori ma il risultato è quasi sempre lo stesso, possibile che i tecnici che da 2 anni e mezzo si susseguono sulla panchina rossoblú non sappiano fare il loro mestiere? Noi non lo crediamo. Quindi, nel caso arrivasse una complicata ma possibile salvezza, chi ha costruito la rosa dovrà analizzare gli errori commessi in questi anni complicati in cui si è sempre sfiorato il baratro senza raggiungerlo, per non commetterli mai più. I tifosi del Cagliari – fedeli e appassionati come pochi in serie A – meritano stagioni diverse e che la maglia venga onorata per 38 partite e non solo per 10-15.

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