
Robert Acquafresca, ex Cagliari, ha rilasciato un’intervista al magazine ufficiale del club isolano “Domus rossoblù”! Le dichiarazioni
All’Unipol Domus è tornato il consueto appuntamento con “Domus Rossoblù”, il magazine ufficiale del Cagliari Calcio distribuito allo stadio e disponibile anche in formato digitale tramite l’app del club. L’iniziativa accompagna ogni gara casalinga dei rossoblù, offrendo contenuti esclusivi ai tifosi. Vi riportiamo le dichiarazioni di Robert Acquafresca:
Ultimissime Cagliari LIVE: tutte le novità sui rossoblù di Fabio Pisacane
AMORE CAGLIARI CITTA’ – «Il sole, il mare e soprattutto le persone hanno reso questa scelta quasi naturale. Qui ho incontrato mia moglie e, già ai tempi in cui giocavo, avevo maturato il desiderio di trascorrere la mia vita sull’Isola. Con il passare degli anni questa convinzione è diventata ancora più forte. L’idea di poter fare una pausa pranzo al Poetto, invece che in una metropoli grigia, ha un fascino particolare. La qualità della vita qui è davvero alta e mi piacerebbe, un giorno, riuscire a portare anche mio papà».
CAGLIARI CALCIO – «L’unico rimpianto è non aver avuto la possibilità di trascorrere più tempo con la maglia del Cagliari».
PERCORSO FIGLIO SETTORE GIOVANILE – «Questi ragazzi sono molto diversi da come eravamo noi. La tecnologia ha introdotto tante distrazioni e figure come gli insegnanti, gli allenatori e i genitori hanno il compito di aiutarli a trovare il giusto equilibrio. Devono imparare a non esaltarsi troppo quando le cose vanno bene e, allo stesso tempo, a non lasciarsi abbattere quando arrivano i momenti difficili. Poi spetta a loro reagire nel modo giusto alle diverse situazioni».
RUOLO ATTUALE – «Mi occupo della fase offensiva degli attaccanti. Il gol rappresenta soltanto l’ultimo passaggio di un movimento eseguito nel modo corretto, all’interno di una situazione di gioco che alla loro età devono imparare a riconoscere. Devono riuscire ad anticiparla mentalmente, immaginando ciò che sta per accadere ancora prima che si verifichi. Quando questo meccanismo funziona, arriva di conseguenza anche il movimento giusto e, infine, il gol».