
Per anni la cartella clinica di un atleta professionista si è concentrata soprattutto su cuore, muscoli e articolazioni. In Sardegna, però, il perimetro della prevenzione si sta allargando. Cagliari Calcio e Dinamo Sassari si affidano oggi a partner sanitari che offrono un’assistenza multidisciplinare, mentre alcune iniziative portano i temi della salute fuori dallo spogliatoio, fino ai tifosi e alle famiglie.
Il Cagliari e la scelta di un partner sanitario unico
Dalla stagione 2025/26 il Cagliari Calcio ha come Official Training Partner CDS – Casa della Salute, network di poliambulatori specialistici, diagnostica e odontoiatria presente in diverse regioni italiane, che mette a disposizione del club prestazioni sanitarie per i tesserati rossoblù. La collaborazione è stata presentata al pubblico durante la sfida casalinga con il Genoa.
La partnership ha coinciso con l’apertura del nuovo poliambulatorio CDS di via Jenner a Cagliari: circa mille metri quadrati su tre piani, con visite specialistiche, diagnostica per immagini e un’area odontoiatrica. Proprio qui, a luglio 2026, i rossoblù hanno svolto parte delle visite mediche di inizio stagione. Insieme alla collaborazione con il club è nato anche il CDS Club Casteddu, un programma che prevede tariffe dedicate ai tifosi. In questo modo il legame con la squadra diventa anche un’occasione per avvicinare il pubblico a controlli e visite.
Lo stesso gruppo è partner sanitario anche della Dinamo Sassari. A inizio stagione 2026/27, la prima in A2 dopo sedici anni di Serie A, i biancoblù hanno svolto le visite di rito nel centro CDS di via Porcellana a Sassari. Gli accertamenti sono poi proseguiti presso Ortsan con valutazioni ortopediche e posturali supportate da Spine 4D, un sistema di analisi tridimensionale del corpo. È un segnale di quanto la valutazione dell’atleta stia diventando sempre più globale.
Dal campo alle famiglie: la due giorni di Molentargius
L’impegno del Cagliari non si è fermato alla prima squadra. Nel novembre 2025 i rossoblù hanno affiancato l’associazione Blue Sardinia ASD in “Nutrire la Salute” e nella “Giornata del Benessere”, ospitate all’Edificio Sali Scelti nel Parco di Molentargius con il sostegno della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna.
Il programma prevedeva un pomeriggio di tavole rotonde rivolte a famiglie, operatori sanitari ed educatori. La mattina seguente era invece dedicata ai più piccoli, con laboratori e screening gratuiti a cura di professionisti della salute.
Alimentazione e prevenzione sono temi che riguardano da vicino anche i denti, visto il ruolo che la frequenza di consumo degli zuccheri può avere nello sviluppo della carie. Un argomento particolarmente interessante in un’isola conosciuta anche per la longevità di parte della sua popolazione.
Cosa dice la ricerca sulla bocca dei calciatori
L’attenzione alla salute orale degli sportivi ha basi scientifiche precise. Un gruppo dello University College London ha visitato 187 calciatori professionisti del Regno Unito e ha pubblicato i risultati sul British Journal of Sports Medicine. Il 37% dei giocatori aveva carie attive, il 53% mostrava erosione dentale e circa otto su dieci presentavano gengivite. Un giocatore su cinque ha riferito un impatto sulla qualità della vita e circa il 7% un effetto negativo su allenamenti o prestazioni. Gli autori hanno sottolineato la necessità di migliorare la prevenzione e di dare più spazio alla salute orale nell’assistenza degli atleti.
Anche in Italia i dati vanno nella stessa direzione. Uno studio condotto su 160 calciatori professionisti di sette club della Calabria ha rilevato che oltre sette atleti su dieci avevano almeno un dente cariato, mancante o otturato. Il consumo frequente di bevande zuccherate e sport drink è risultato associato a valori peggiori degli indicatori utilizzati per valutare la salute dentale.
Dente espulso in campo: i minuti che contano
Tra i traumi sportivi più delicati c’è l’avulsione, cioè la fuoriuscita completa del dente dal suo alveolo. Le linee guida dell’International Association of Dental Traumatology forniscono indicazioni precise: il dente va raccolto toccando soltanto la corona e, se è sporco, può essere sciacquato delicatamente con latte o soluzione fisiologica, mai sotto l’acqua corrente.
Le condizioni migliori si hanno quando il dente viene reimpiantato immediatamente o entro circa 15 minuti. Se non è possibile farlo, deve essere conservato rapidamente in un mezzo adeguato, come il latte, e bisogna raggiungere subito un dentista. Il tempo trascorso all’asciutto è infatti determinante: già dopo circa 30 minuti la maggior parte delle cellule del legamento parodontale può non essere più vitale.
Conoscere queste poche regole in campo, dagli staff sanitari agli allenatori delle giovanili, può fare la differenza. Un altro elemento importante nella prevenzione dei traumi è il paradenti, soprattutto negli sport nei quali esiste un rischio significativo di colpi al volto.
Occlusione e postura: un tema da trattare con cautela
Le valutazioni posturali sempre più sofisticate riportano d’attualità anche il rapporto tra occlusione dentale e postura. È un campo di studio reale, ma le evidenze relative agli effetti sulla prestazione sportiva restano limitate.
Una ricerca pubblicata nel 2025 ha seguito per quattro stagioni 39 giocatori di una squadra professionistica di terza serie, mettendo in relazione salute orale, parametri posturali e prestazioni. Non sono emerse correlazioni rilevanti tra i parametri di salute orale e i giorni persi per malattia o infortunio, le partite saltate o i test fisici. Presentare un intervento sull’occlusione come una leva capace di migliorare le prestazioni sportive, quindi, non è al momento sostenuto da evidenze solide.
Quando serve un impianto
Se un trauma determina la perdita definitiva di un dente o rende impossibile conservarlo, l’implantologia può essere una delle soluzioni valutate per recuperare estetica e funzione masticatoria. Chi affronta questo percorso si chiede spesso quanto duri un impianto dentale e cosa serva per mantenerlo nel tempo.
Igiene quotidiana, controlli periodici e abitudini come il fumo possono incidere sulla salute dei tessuti che circondano l’impianto e sulla sua durata negli anni. La valutazione resta comunque individuale: condizioni dell’osso e delle gengive, salute generale e mantenimento nel tempo contribuiscono al risultato.
In Sardegna è stato attivato anche un percorso pubblico per le persone con difficoltà economiche. Il progetto regionale “Overdenture” dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari, avviato nel 2014 e riproposto negli anni successivi, ha previsto trattamenti implantologici gratuiti per pazienti con specifici requisiti clinici ed economici. Nell’edizione del 2023, ad esempio, erano richiesti un’età compresa tra 18 e 80 anni e un ISEE non superiore a 18.000 euro.
Per chi torna a praticare sport di contatto dopo un intervento implantare, la protezione della bocca resta particolarmente importante. Un trauma al volto può infatti coinvolgere anche l’area in cui è presente un impianto, rendendo opportuno valutare con il dentista tempi di ripresa dell’attività e sistemi di protezione adeguati.
Una prevenzione che parte dagli spalti
Il quadro sardo racconta una prevenzione che non riguarda soltanto gli atleti professionisti. Passa dalle partnership sanitarie dei club, dalle iniziative rivolte alle famiglie e anche dai programmi pubblici dedicati a chi ha maggiori difficoltà di accesso alle cure.
La stessa attenzione può trovare spazio nei campi dilettantistici e nelle scuole calcio dell’isola, dove conoscere le regole di primo intervento in caso di trauma dentale e promuovere corrette abitudini di prevenzione può essere altrettanto importante.