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Esposito: «Cagliari è una sfida, voglio diventare un leader. Il rapporto con Pisacane è nato da un diverbio»

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L’attaccante rossoblù Sebastiano Esposito ha parlato del legame con la Sardegna, del rapporto con Pisacane e delle responsabilità nello spogliatoio

Sebastiano Esposito si prepara ad affrontare una nuova stagione con la maglia del Cagliari. Dal ritiro di Pontedilegno, l’attaccante rossoblù ha concesso una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, soffermandosi sul rapporto con i fratelli, sull’affetto ricevuto dai tifosi della Sampdoria e sulla decisione di proseguire la propria avventura in Sardegna.

Il classe 2002 ha parlato anche del confronto iniziale avuto con Fabio Pisacane, della volontà di diventare uno dei leader della squadra e del proprio modo di vivere il calcio. L’obiettivo principale non riguarda il numero di gol: per Esposito, ciò che conta maggiormente è contribuire alla salvezza del Cagliari. Le sue parole:

RAPPORTO CON I FRATELLI – «Un legame pazzesco. Da due anni giochiamo tutti con il numero 94, una scelta fatta in nome del nostro quartiere, “Cicerone 94”. Ci siamo ritrovati per le vacanze a Castellammare. Abbiamo giocato nel campetto che abbiamo donato al quartiere. Sono venuti a trovarci anche Hernanes, il cantante Olly, sampdoriano, e Fabio Depaoli della Samp che per me è proprio un fratello. Ci siamo tatuati a vicenda».

LO STRISCIONE DEI TIFOSI – «Non sapevo nulla, è stata un’emozione. Ho lasciato il cuore a Genova, la mia ragazza è di lì. Si è visto che i calciatori sono anche esseri umani. È vero, abbiamo vantaggi economici e di fama, ma ci piace anche aiutare. Per questo abbiamo donato il campetto a Castellammare di Stabia. Io ero etichettato come un tipo ambiguo, sopra le righe. Certo, ho fatto degli errori. Ho una forte personalità e non le mando a dire. Ma sudo la maglia, corro dietro all’avversario, cerco di dare tutto e questo piace. Sono così, non è una scelta forzata per farmi amare dalle piazze. Anche con Bari ho un forte legame. Mi piace in genere lasciare una bella impressione».

LA SCELTA DI CAGLIARI – «L’ho voluta. Mi sto trovando bene. È una piazza calda, come piace a me, con una tifoseria che nel nostro stadio ci spinge molto. C’è un popolo intero dietro. Il Cagliari è una Nazionale. Io non amo la comfort zone. Ricerco le sfide. E Cagliari, venendo dall’Inter, era la più difficile. C’è un gruppo sano che ha voglia di lavorare. Sarà tosta, perché arrivare è facile, confermarsi è difficile».

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OBIETTIVO STAGIONALE – «Non seguo le statistiche e non mi pongo obiettivi. E non sono neppure uno che cerca di segnare a ogni costo. Se devo dire una cosa che ho in testa è che voglio salvarmi».

IL RAPPORTO CON PISACANE – «Ci parliamo in napoletano. Quando siamo io e lui, sempre. Ora va benissimo. Ha equilibrio ed è bravo nella gestione dello spogliatoio e delle situazioni. Ma pensi che tutto è cominciato con uno scontro. In Verona-Cagliari mi fece riscaldare senza poi farmi entrare. Poi ci fu un diverbio. Allora sono andato nel suo stanzino a chiedergli spiegazioni. Ci siamo confrontati. È uno schietto, vero. Ci siamo capiti e adesso è un bel rapporto».

IL RUOLO NEL GRUPPO – «Dopo un colloquio con la società ho chiesto di essere più responsabilizzato nel ruolo. Di essere leader. Come Deiola e Caprile. Mi piace aiutarli e bacchettarli anche perché, pur avendo solo 24 anni, qualche partita ce l’ho nel curriculum».

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