Le dimore del Cagliari, dalle origini sino ad oggi

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Immergiamoci in un viaggio che ripercorre la Storia del Cagliari per quanto concerne le dimore della squadra sarda, protagoniste nel bene e nel male del trascorso RossoBlu, fino ad arrivare ai giorni nostri. Un salto nei luoghi che hanno visto protagonista il nostro  Cagliari, sin dalle origini.

Piazza d’Armi, fu lo scenario della prima partita, nel 1902, tra un gruppo di studenti cagliaritani e una squadra genovese, ma ancora non c’erano però le basi per creare una vera e propria formazione e solamente otto anni dopo il Cagliari ebbe il suo primo luogo ufficiale in cui disputare in modo continuativo le sue gare. Fu lo stallaggio Meloni il luogo che per primo ospitò il Cagliari Football Club, appena creato da Gaetano Fichera,nel 1920. All’interno della sua prima dimora per le sue partite in casa, il Cagliari partecipò al “Torneo Sardegna”, al “Cagliari Fbc” e al “Torneo Regionale Sardegna”. Le squadre che sfidarono il Cagliari in casa sua furono la Torres, l’Ilva Maddalena e l’Eleonora d’Arborea. Grazie agli ottimi risultati ottenuti dal Cagliari e dalla conseguenza affluenza più ricca di tifosi cagliaritani, nel 1922 lo Stadio fu ampliato: fu aggiunta una tribuna e una piccola struttura che serviva da spogliatoio. Lo Stallaggio Meloni ospitò il Cagliari storico, quello che mise le basi per far arrivare fino a noi la squadra sarda.

VIA POLA – Un anno dopo questo intervento di ampliamento, nel 1923, il Cagliari traslocò nell’impianto di Via Pola: il campo era in terra battuta e si trovava al centro della città di Cagliari. Il suddetto impianto fu lo scenario di numerose vittorie della squadra sarda, che partecipò a varie competizioni a livello regionale, come il Campionato Federale Sardo e il “Torneo Sardegna” e nel 1925 fece da sfondo alla prima vittoria del Campionato Sardo. Qui la squadra sarda disputò le sue prime partite con la divisa che riportava i colori sociali il Rosso e il Blu, tappa fondamentale della storia del Cagliari: era il 1927. Sempre intorno al 1927, l’allora campo del Cagliari ospitò, per la prima volta in assoluto, il primo giocatore non sardo, Natale Archibusacci. Sul campo di Via Pola il Cagliari disputò anche le gare del primo campionato nazionale, quello della Prima Divisione Sud, per due anni.  Il campo situato nel cuore della città vide maturare un  Cagliari in erba, una squadra che stava crescendo, una compagine con voglia di esprimersi e di manifestare quel di cui era capace, un gruppo composto da giovani di buone speranze, che sulle proprie spalle portavano il fardello della povertà e delle Guerre Mondiali in cui si trovò risucchiata anche l’Italia. Dopo la sospensione del Campionato a causa del secondo conflitto Mondiale, il Cagliari deve ripartire con non poche difficoltà, in particolar modo i calciatori si trovarono di fronte ad un notevole squarcio nel mezzo dello Stadio di Via Pola dovuto ad una bomba degli Alleati, che riuscirono a risanare rimboccandosi le maniche. Dopo quell’opera di risanamento, il campo è nuovamente agibile. Prima di lasciare il campo di Via Pola, il Cagliari vi disputa il Campionato di Serie C e riesce ad ottenere la promozione in B; il Cagliari Football Club nel frattempo era diventato Unione Sportiva Cagliari, creato dai “resti” di ciò che era rimasto dal fallimento societario.Successivamente alla conquista della Serie B, si decise per il traferimento in un altro impianto sportivo.

AMSICORA – A pari passo con la voglia di vincere e di conquistare sempre più prestigio, arriva anche il bisogno di un impianto più adatto ad ospitare il Cagliari: è il tempo dell’Amsicora, così denominato in onore di colui che appoggiò le rivolte delle cittadine costiere sarde contro i Romani. L’ex stadio RossoBlu rientra tra gli stadi più antichi di Italia, in quanto è stato creato nel XIX secolo. Quindicimila spettatori, grandi ambizioni e la Serie A raggiunta nel Campionato 1963/1964: in occasione proprio della promozione nella massima Serie, l’impianto dell’Amsicora fu ampliato: i posti a disposizione raddoppiarono, lo stadio della squadra cagliaritana fu la prima ad avere il manto erboso, e nel frattempo arrivò Gigi Riva. Una quasi logica conseguenza fu lo Scudetto del 1970. Il campo da gioco dell’Amsicora è stato accarezzato dai tacchetti di Albertosi, Martiradonna, Mancini, Cera, Niccolai, Poli, Domenghini, Nenè, Gori Brugnera, Riva, tutti protagonisti della più grande gratificazione che la squadra sarda ha cercato fin dalle origini e ottenuto. Uno Scudetto che fece esplodere di colore l’Amsicora, una tappa storica, un sogno realizzato sul prato dello stadio di Via dei Salinieri. Quel luogo, ancora oggi, sprigiona una certa emozione, sia a chi ha vissuto quegli anni, sia a chi non ha avuto la fortuna di festeggiare per il primo e unico scudetto RossoBlu, un luogo di culto per ogni vero tifoso cagliaritano, uno spazio colmo di storia che anche ai nostri giorni fa sognare e lascia quella sensazione di incredulità, perché è qualcosa di estremamente spettacolare, di “lontano”, ma che riesce quasi a far sentire i profumi e la gioia di quel giorno.

SANT’ELIA – Il Sant’Elia fu il nuovo scenario che ospitò la squadra sarda, dall’agosto 1970 ( con una parentesi di un anno nel 1988, in cui il Cagliari dovette tornare all’Amsicora): retrocessioni (tra cui anche una in Serie C), promozioni importanti e coinvolgenti (la scalata dalla Serie C1 alla Serie A in soli tre stagioni, messa in atto da Claudio Ranieri, e quella storica del 2007/2008, sotto la guida di Davide Ballardini), giocatori chiave della storia RossoBlu, da Riva e gli altri giocatori dello Scudetto a Muzzi, da Suazo a Zola, da Lopez a Conti, l’inizio dell’era Cellino, nel 1992, la Coppa Uefa (nel 1972/1973 abbandonata già al primo match, contro l’Olympiakos e nel 1992/1993 arrivò fino alle Semifinali, poi sconfitto dall’Inter, che aveva invece battuto nella gara di andata) e molti, moltissimi allenatori che si sono avvicendati sulla panchina della squadra sarda. Lo Stadio, sotto il punto di vista prettamente strutturale, subì numerosi interventi di ristrutturazione, per rispondere alle esigenze delle normative di sicurezza, in occasione di Italia 90, e per un rischio crollo, per cui vennero installate all’interno dell’impianto le tribune Dalmine, sulle piste di atletica di cui lo Stadio era in dotazione. Ciò favorì anche la maggiore vicinanza degli spalti al campo, ma nel 2002 un tifoso riuscì a raggiungere agevolmente il campo e colpì il portiere avversario: tre turni di squalifica per il campo e trasferta obbligata al “Manconi“ di Tempio, in cui la squadra si recò anche dal maggio 2003 fino al gennaio 2004, in occasione di ulteriori interventi sul Sant’Elia. I più recenti problemi legati allo Stadio Sant’Elia risalgono al 2012: è fatto noto l’Odissea dell’ex stadio cagliaritano riguardante l’agibilità. Dapprima vennero chiusi al pubblico i Distinti e la Curva Sud, facendo scendere la capacità a soli 14000 posti. Ecco che entra in gioco lo Stadio “Nereo Rocco” di Trieste, impianto all’interno del quale il Cagliari fu costretto a disputare gli ultimi match della stagione 2011/2012. Ma il Sant’Elia, dopo il dibattito sulla sua probabile ristrutturazione, fu abbandonato e si fecero insistenti le ipotesi riguardanti un nuovo Stadio.

IS ARENAS – Elmas prima, Quartu poi: e Quartu fu. L’impianto di “Is Arenas”, già esistente e ospitante il Quartu 2000, il Sant’Elena e la squadra di atletica leggera Tespiense Quartu fu scelto da Massimo Cellino come nuova casa del Cagliari. Non era pronto per ospitare le gare del Campionato di Serie A, così il patron RossoBlu si attivò per renderlo adatto alle gare in casa del Cagliari, trasportando le tribune Dalmine dal Sant’Elia allo Stadio di Quartu, in cui è stato rifatto anche il campo da gioco, davvero bello da vedere e senza cedimenti fino ad oggi.  I lavori furono terminati prima del previsto, ma la prima gara fu disputata a porte chiuse, contro l’Atalanta. La prima gara con i tifosi è quella contro il Pescara, infatti per la prima volta gli abbonati hanno potuto assistere ad un match nel gioiellino ancora non totalmente ultimato. Le curve sono state aperte in occasione della gara contro il Catania, il 10 novembre. E’ stata la gara contro il Napoli a vedere per la prima volta lo Stadio Is Arenas aperto in tutti i settori. Vittoria a tavolino contro la Roma (per l’incitazione di Massimo Cellino verso i tifosi di presentarsi ugualmente allo stadio nonostante non sia stato dato il via libera dalle autorità), trasferta obbligata in occasione della partita contro la Juventus, e trasferta sfiorata per la gara contro il Milan. Viene da osservare un fatto: contro le “piccole” squadre non ci sono problemi, perché invece sono presenti contro squadre come Roma, Juventus e Milan? Un’esistenza giovane quella dell’impianto di Is Arenas come casa del Cagliari, ma già costellata da parecchi punti di arresto, incertezze e malcontento.  Ancora oggi, a distanza di circa cinque mesi, il “Caso Is Arenas” non smette di far parlare: anche il WWF ha avanzato le sue lamentele, in quanto ritiene che gli impianti di illuminazione disturbano i fenicotteri presenti nello stagno di Molentargius, e addirittura si è arrivati fino all’arresto di Massimo Cellino, in merito dell’inchiesta riguardante i retroscena dell’impianto Is Arenas. Da non dimenticare, nel senso negativo, la gaffe (chiamiamola così) commessa da Mediaset Premium, che ha spacciato, di fronte a migliaia di tifosi incollati allo schermo, immagini dell’ormai abbandonato Kartodromo di Arborea per i luoghi attigui allo Stadio Is Arenas. La soluzione nell’impianto quartese dovrebbe essere solamente passeggera, si è parlato di tre anni, ma ormai il futuro dell’attuale casa del Cagliari è sul filo del rasoio. Forse erano meglio due alberi come porta, un campetto in terra battuta e un pallone: si sarebbero evitate le trafile burocratiche e tutti gli impedimenti.

Il futuro sorgerà ad Elmas e si chiamerà Karalis Arena? Per ora inebriamoci dell’essenza formidabile che emanano ancora oggi l’Amsicora e il Sant’Elia e auguriamo il meglio al gioiellino Is Arenas!

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