ESCLUSIVA – Vacca: «Mi sveglio alle 8 per il Cagliari, Conti una bandiera, lo stadio…»

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Vacca è tornato: forte, deciso, dissacrante. Il 19 marzo scorso è arrivato l’attesissimo disco del rapper sardo: “Pazienza”, Produzioni Oblio/Universal Music, realizzato in Giamaica dove l’artista si è trasferito in pianta stabile e supervisionato dal collega/produttore Alborosie. Vacca, in arte Alessandro Vacca, nato a Cagliari ma cresciuto a Milano, classe 1979, è uno dei punti di riferimento dell’hip-hop italiano, con una carriera che conta più di dieci anni di produzioni. Noi di CagliariNews24.com lo abbiamo intervistato in esclusiva a due settimane dall’uscita di “Pazienza”,  per fare due chiacchiere sull’album ma sopratutto per la sua grande passione verso il Casteddu, di cui è grande tifoso. Ecco a voi l’intervista…

– Lo scorso 19 marzo è uscito il tuo ultimo album, Pazienza (Produzioni Oblio/ distribuzione Universal Music). Racconta un po’ il concept che sta dietro al disco e il perché di questo titolo:

«Il titolo è dettato dal fatto che dovevo ‘autoregolamentarmi’, essendo una persona abbastanza impaziente. Era questo il titolo delll’album che mi serviva per questa nuova avventura.  E’ il titolo che serviva a regolarizzarmi con me stesso, dunque parte principalmente da una mia esigenza personale ma poi si estende».

– Pur essendo una produzione indipendente, i numeri giocano sicuramente a vostro favore. Infatti, Pazienza, alla prima settimana di uscita, è balzato alla 10° posizione degli album venduti in Classifica Fimi: siete soddisfatti di come sta andando l’album? Vi aspettavate questo traguardo ?

«Il traguardo era quello della top ten perché da diversi anni siamo in questo ‘gioco’: l’ultimo traguardo era stata l’undicesima posizione con l’ultimo album, “Sporco”, quindi ovviamente ci si aspetta di più. Abbiamo raggiunto l’obiettivo, siamo soddisfatti, adesso si inizia con il nuovo tour e vedremo il riscontro che avrà anche davanti ai miei fan, dal punto di vista dei ‘live’. Diciamo che il primo step è stato raggiunto. Tutti sono soddisfatti e contenti, le recensioni riconoscono la crescita anche a livello musicale, dunque possiamo dire assolutamente che il feedback immediato è stato positivo».

– Non vivi più in Italia, ma in Giamaica: presto dobbiamo aspettarci un disco in patois giamaicano ?

«Essendo a stretto contatto con i giamaicani non ti nego che mi piacerebbe, mi servirebbe anche per farmi comprendere meglio lì in Giamaica. A loro piace comunque la mia musica, il mio stile, ma dopo un po’ non ti basta più farti capire con la tua sola lingua. Non penso di lasciare il mercato italiano, mi sono costruito una carriera in questi anni, però mi piacerebbe anche fare altre cose visto che sto a contatto con altra gente e dunque farsi capire diventa un’esigenza fondamentale. Quando tornerò a Kingston mi applicherò ancora di più»

– All’interno dell’album ci sono 6 strumentali prodotte dal grande Alborosie: direi che il vostro è un rapporto di collaborazione più che proficuo…

«L’album era in testa da diversi anni, almeno tre: io sul web sono presentissimo, tra un disco e l’altro faccio uscire tanti pezzi gratis su internet. Allo stesso tempo avevo bisogno di Pazienza per raccontare nuove cose».

– All’interno dell’album c’è una traccia denominata ‘SuperMario’ dedicata a Mario Balotelli: cosa puoi dirci di questa track?

«L’album è uscito adesso ma in realtà quel pezzo è stato fatto dopo gli Europei 2012, dopo che Mario ci ha portati in finale contro la Spagna. L’Italia è un paese multinazionale da anni, ma diciamo che non tutti hanno ancora accettato che ci siano ancora ‘italiani di colore’. Il fatto che per ogni cavolaia di Balotelli ne facciano un caso nazionale, è sbagliato. Per esempio il nostro caro Cavaliere ne ha fatte tante, eppure la gente in quattro mesi di assenza lo ha dimenticato ed è ricaduta sempre sullo stesso errore. In Italia è sempre facile puntare il dito sul più debole. Di per sè, tornando al senso della traccia, il pezzo era più mirato al fatto che i ragazzi prendono come esempio gente più in vista di altri,: il messaggio era che anche con poco ci si può divertire, bastano le idee e la voglia di stare insieme».

– Nel remix di P.E.S. con i Club Dogo, dedichi una rima ai colori rossoblù: «Io non uso il Real, io non uso il Milan, ma il Cagliari e Nainggolan». Qual è il tuo rapporto con il magico Casteddu?

«Avevo fatto molte altre rime sul Cagliari ma nessuna rivista della Sardegna o del Cagliari mi aveva mai ringraziato per questo, dopo P.e.s. che è famosissima invece tutti hanno parlato di questo. In Giamaica mi sveglio alle 8 o alle 9 di mattino per guardarmi il Cagliari la domenica e soffro a distanza: ormai la salvezza mi sta un po’ stretta. Io son sardo, sono nato a Cagliari, è vero che sono cresciuto a Milano ma non me ne frega un cavolo: io sono cagliaritano al 100% , questa è la mia squadra E poi non dico cavolate, poiché gioco veramente con il Cagliari a PES! Anche ieri sera dopo le prove, ho vinto 1-0 in Cagliari – Real Madrid».

– Sia pur lontano, riesci a seguire ogni tanto le partite della squadra?

«Son tornato tre settimane fa in Italia, non riesco a vedere le partite dal vivo, ma come ti ho detto prima, a Kingston mi sveglio la mattina per vedermi le partite del Casteddu! Un annetto fa c’era una gara importante, forse Cagliari – Napoli se non erro: ero a Kingston e in Italia c’era il posticipo serale. Ho scritto su Twitter “se il Cagliari vince vado in studio e vi regalo un pezzo”: e così è stato, dopo la vittoria ho pubblicato una canzone su internet gratis. Ci tengo veramente al Cagliari, anch’io negli anni passati ho fatto le mie trasferte, sono attaccato a questa squadra da piccolissimo».

– Qual è il tuo calciatore preferito della formazione odierna? 

«Il problema è che se dicessi Conti non vorrei lasciare fuori Andrea Cossu, che per me sono le due bandiere. Conti, per me, è ancora più grande di tutti: è una bandiera vivente, per me sarà il capitano per sempre. Nainggolan sta facendo un campionato della ‘Madonna’, ma anche l’anno scorso: affezionarsi ai giocatori è sempre difficile perché il nostro caro presidente ha la cessione facile. Dunque ti ci affezioni e poi va via: l’essere tifosi del Cagliari è l’essersi arresi a tutto quanto, dal fatto che non puoi vedere le gare allo stadio e nessuno dice niente. Se fosse successo a San Siro una cosa del genere, probabilmente avrebbero fermato il campionato».

– Un giudizio sulla vicenda dello stadio.

«Mi son fatto l’idea di tutti: quando si tratta di una squadra più piccola a nessuno frega nulla. Non voglio entrare nei meriti o nelle colpe di nessuno, so che Cellino sta provando da sempre a fare uno stadio per il Cagliari: fatto sta che è uno scandalo il Cagliari, la squadra più grossa della Sardegna, non possa giocare nella sua città. Sono solo i tifosi del Cagliari che ne parlano, nessun altro, ma noi non ci possiamo fare niente».

– Quanto ti manca Cagliari?

«Più di tutta l’Italia, sicuramente. Mi mancano i cugini, i parenti, la famiglia, tutti i miei amici, le zone, il mare, la sera al Poetto. E’ la mia terra e mi mancherà sempre!».

Ringraziamo Vacca per la disponibilità e gli auguriamo in bocca al lupo per i prossimi progetti.

Un grazie a Ufficio Stampa MA9 Promotion, Maryon Pessina e Produzioni Oblio per l’intervista.

Intervista di Massimiliano Piras e Andrea Bartolone.

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